Agriturismo - bed & breakfast La Stajare

Il piacere di stare in famiglia

lug
15

Note storiche

Posted by gianluca under

Abbiamo parlato del formaggio di Villaorba e di questo fantomatico marchio doc. Ecco di seguito una breve storia ed alcune curiosità.

Piores di Vileuàrbe – Pecore di Villaorba

Prime tracce di questo prodotto risalgono a quando il Signor Antonio Moretti, geografo di Sua maestà il Re delle Due Sicilie, nativo di Villaorba “…capitò da Napoli nella detta Villa Orba in casa di me Francesco Romano il 17 settembre 1785 ove stete dimorare, convivere, ed abitare mesi n.3, giorni 3 cioè dali 17 settembre fin li 20 dicembre 1785… nel qual giorno partì per Napoli…
…colle somministrazioni, servizi, e comodo come segue
Pranzo, cena con libertà di poter mangiare e bere a qualunque ora desiderava…
…Di primavera insalada, ovi, o fritata presuto o salame, sovente agnelo in padela o a rosto, puina, formaggela…”
Negli anni ’30-’40 del secolo scorso a Villaorba c’erano in media 2-3 pecore per famiglia, solo pochi potevano permettersi di possederne fino a 7 o 9. Tra tutte i maschi erano solo 2 o 3 i quali come potete immaginare, avevano un gran daffare, tanto più se considerate che la fecondazione doveva avvenire in un periodo ristretto, fine settembre-inizio ottobre: un mese di andirivieni nell’ovile, che ospitava il montone. Doveva avvenire in questo periodo soprattutto perché la gravidanza (che dura 5 mesi) potesse terminare per febbraio, di modo che venisse poi soddisfatta la maggior richiesta di agnelli del periodo pasquale. La vendita dei piccoli serviva a far respirare un po’ quello che immaginerete fosse un ben magro bilancio familiare.
Le agnelle che invece erano destinate alla produzione di latte erano svezzate con più calma e venivano portate dal maschio verso i due anni di età.
Venivano usate anche per la lana, che nella specie trattata, era ottima.
Il litro, litro e mezzo di latte che ogni pecora produceva era quasi completamente trasformato in “formaélis” (formaggelle); la sua lavorazione iniziava mettendo il latte accanto allo “spolert” e quando era ben tiepido si aggiungeva l caglio (quest’ultimo era un liquido denso che veniva prodotto con lo stomaco del maiale tritato finemente e posto per un anno nell’aceto). Dopo due ore il coagulo era a punto; veniva allora tolto dal recipiente, tagliato, stropicciato con le mani e posto in un tela a maglie larghe. Questa era appesa ad un chiodo affinché venisse favorita la sgocciolatura del coagulo. Il siero che colava dalla tela veniva raccolto e aggiunto a quello che era rimasto nel recipiente, per ricavarne la ricotta.
Il prodotto, assai ricercato, era venduto in casa ai commercianti o portato ai negozi o sui mercati di Udine e Codroipo. Anche la latteria sociale turnaria di Villaorba lo lavorava, mescolandolo però al latte vaccino. Il segreto della bontà di questo prodotto, oltre che alla cura con cui veniva preparato dall’inizio alla fine dalle donne del paese, stava nella vastità di zone di pascolo che c’era. In inverno le pecore erano mantenute nel “cjôt” (ovile) e in estate pascolavano nei fossi o su altri incolti, la “pradarie” (prateria). Dopo la sparizione dei terreni comunali, si lasciava pascolare nei terreni privati, con delle limitazioni: sui prati stabili da luglio (dopo lo sfalcio) fino alla primavera successiva e sugli arativi a meno che non ci fossero colture in atto.
Durante il secondo conflitto mondiale l’allevamento ovino venne diminuendo sempre più per le migliorate condizioni economiche: così finì un’era, si può dire, con le sue tradizioni, i suoi ritmi, i suoi lavori.

Bibliografia:
-Archivio privato
-Sot la nape An XLI, n. 2-3 Setembar 1989
-Documentazione Pro Loco

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